Una difesa per i rinoceronti: i corni con le radiazioni

Condividi sui social!

I corni dei rinoceronti sono per natura il loro strumento di difesa, adesso la scienza vuole provare a difendere i rinoceronti con le radiazioni, ma dal bracconaggio.

Secondo una ricerca pubblicata su Science, l’uomo è il predatore più letale del pianeta. A differenza degli animali più temibili, la predazione dell’uomo è di 9 volte superiore su quelli terrestri e di 14 volte su quelli marini.

Tra le povere prede dell’uomo, rientra appunto il rinoceronte, il secondo mammifero terrestre più grande, dopo gli elefanti.

Il motivo, come nella maggior parte dei casi, non riguarda assolutamente la nostra sopravvivenza. I rinoceronti vengono catturati e uccisi dall’uomo per i loro corni.

Questi sono impiegati soprattutto nella medicina tradizionale asiatica. La convinzione è che i corni, possiedano numerose capacità taumaturgiche, ma non esiste nessun fondamento scientifico che confermi queste antiche credenze.

Intanto il prezzo al chilo, dei corni di rinoceronte continua a crescere, arrivando a costare sul mercato nero, più della cocaina e dell’oro.

La tristezza più grande in questa folle caccia, è che per ricavare il corno, non è affatto necessario uccidere il rinoceronte.

L’uccisione dell’animale, nella maggior parte dei casi lenta e dolorosa, serve solo a far aumentare ulteriormente il prezzo dei corni sul mercato nero. L’aumento di ricchezza nei paesi come Cina e Vietnam, rende possibile questa assurda richiesta a prezzi elevatissimi, anzi riuscire a possedere e regalare polvere di corno di rinoceronte, è considerato uno status symbol.

Finora, pur di fermare o quantomeno scoraggiare le attività di bracconaggio, gli scienziati ne hanno provate davvero di tutte.

Ad oggi però l’unica soluzione, che sembri davvero aver fermato questa caccia spietata, è stata la recente pandemia, ma già i numeri dei rinoceronti uccisi per i loro corni, riprende a salire.

 

Tutti i tentativi per salvare i rinoceronti e i loro corni

L’ultimo tentativo studiato dagli scienziati, riguarda appunto, rendere i corni radioattivi. Lo studio finanziato dall’agenzia nucleare russa Rosatom, prevede di immettere dei marcatori radioattivi all’interno dei corni, per rendere questi ultimi rilevabili negli aeroporti.

Sono in corso gli studi per comprendere, quale sia effettivamente la quantità giusta, da poter permettere l’individuazione ma non crei problemi, agli stessi rinoceronti.

Si parla quindi di scoraggiare il traffico dei corni. Un tentativo provato già negli anni passati, immettendo sul mercato numerose riproduzioni di corni di rinoceronte, per tentare di abbassare il suo prezzo e rendere la caccia meno appetibile.

Questo dei marcatori radioattivi è però soltanto l’ultimo dei ritrovati, per tentare di fermare la strage dei rinoceronti che potrebbe presto, portare all’estinzione della specie.

Alcune tecniche tentate, sono state più semplici: come spostare i rinoceronti in zone più sicure, ma si è tentato anche di installare dei gps nei corni.

Molto più discutibile invece, la decornazione: come si può facilmente comprendere dal termine, si tratta del taglio preventivo dei corni.

Se quest’ultima inizialmente poteva sembrare un’ottima soluzione, ben presto si è scoperto che non serve a fermare i bracconieri. Seppur tagliato il corno, ne rimaneva sempre una buona parte da vendere.

Purtroppo, mentre chi commissiona il lavoro dispone di ingenti quantità di denaro, chi commette l’atto di uccidere, lo fa per disperazione e perché vive in stato di povertà.

Un altro tentativo infatti, è stato quello di fornire guardie del corpo armate ai rinoceronti, ovviamente tra morire e vivere in povertà, vince la seconda.

Tutte queste soluzioni però, richiedono un grande investimento di denaro. Qualche anno fa si è dovuti arrivare alla soluzione più drastica: il permesso di raddoppiare quasi, il numero di uccisioni di rinoceronti consentito legalmente. Per poter accedere a questa possibilità, è obbligatorio pagare dei permessi, le cifre sono esorbitanti e queste entrate consentono di reinvestire quei soldi, proprio contro il bracconaggio.

Condividi sui social!

Published On: 14 Giugno 2021Categories: Ambiente, Animali & BiodiversitàViews: 54