Arrivano gli imballaggi in carta bio-plastica

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L’argomento imballaggi in plastica è un tema assai molto discusso ad oggi, in quanto è un materiale ancora difficile da smaltire dalle grandi aziende. Non solo è inquinante, ma danneggia in particolar modo l’ecosistema marino, che molte volte muore soffocato o con chili di rifiuti nello stomaco. Basti pensare che circa l’80% della plastica presente nell’ambiente marino proviene dalla terraferma. Ogni anno infatti, vengono versate in mare circa 8 milioni di tonnellate di plastica.

Ecco perché nel 2017 ha preso il via il progetto europeo Biocompack-CE, con l’obiettivo di stabilire legami più forti tra le istituzioni di ricerca e sviluppo e le aziende della filiera, per sviluppare soluzioni di imballaggio certificate e sostenibili in carta bio-plastica.

La strategia del progetto Biocompack-CE

Il riciclo e il riutilizzo dei materiali plastici sono gli obiettivi primari del progetto, insieme alla sostenibilità del packaging multimateriale, che deve essere funzionale e allo stesso tempo con un breve ciclo di vita. Non è sempre facile conciliare tali aspetti.

Pertanto prendere in considerazione multimateriali a base di cellulosa, sembrerebbe la soluzione più ottimale. La prevalenza infatti di carta, consente di riciclare dei supporti in questa filiera. In più, se formulate con la bio-plastica, è possibile riciclare anche alcune tipologie di packaging nel compostaggio organico.

Unire materiali come la carta e la bio-plastica nel packaging conferisce certamente funzionalità e migliora gli aspetti critici, sfruttando le caratteristiche di entrambi i materiali. È di fatti importante nel settore alimentare garantire la sicurezza e la conservazione del cibo. L’imballaggio pertanto non deve essere tossico, deve proteggere dall’umidità e dal grasso, oltre a evitare l’ingresso e la fuoriuscita di gas e odori.

Come ridurre i costi per smaltire gli imballaggi in carta bio-plastica

La nota dolente nell’introdurre le bioplastiche sull’intero mercato rimane però il costo. Tuttavia, la quota di materiale plastico contenuta nei multimateriali a base cellulosica sarebbe esigua, rispetto alla quantità di carta e questo ridurrebbe i costi di smaltimento.

Questo dato è molto rilevante, se consideriamo il fatto che, in media un polimero tradizionale ha un costo da 2 a 5 volte inferiore rispetto alle bioplastiche o biopolimeri.

Inoltre un altro aspetto da non trascurare è la certificazione di riciclabilità e compostabilità, grazie alla quale si segue un protocollo standard, che prevede il rispetto di criteri rigorosi, che minimizzano l’impatto sugli impianti di riciclo e compostaggio.

In Italia si sta seguendo, ad esempio, il metodo ATICELCA MC501-17, che guida le aziende nelle fasi di progettazione del packaging, verificandone lo standard di riciclabilità nella filiera cartaria.

Il mercato italiano degli imballaggi

Nel 2018 in Italia il mercato degli imballaggi ha registrato un fatturato di 33,4 miliardi di euro, con una crescita del 2,6% rispetto all’anno precedente. In realtà tutte le tipologie di packaging sono aumentate, dal legno, vetro agli imballaggi multi-materiale che hanno segnato un +2,5% (fonte: Istituto Italiano Imballaggi).

L’Italia è comunque un Paese che riesce tuttavia a recuperare e smaltire l’80,6% (nel 2018) dei rifiuti da imballaggio. Il 70% dei materiali sono stati riciclati.

Pertanto dei passi in avanti si sono fatti, ma non basta. Il nostro Paese deve necessariamente dotarsi di impianti di recupero e riciclo, partendo da quelli di digestione anaerobica per il trattamento della parte organica, per la produzione di biometano e di compost di qualità. Solo in questo modo si potrà percorrere la via dell’economia circolare e della sostenibilità.

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Published On: 20 Dicembre 2019Categories: Ambiente, EcologiaViews: 36