Agricoltura sostenibile: il potenziale delle piante autofertilizzanti

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Le piante potrebbero autonutrirsi grazie ai batteri che fissano l’azoto, riducendo l’uso dei fertilizzanti artificiali

La ricerca nel campo delle biotecnologie sta aprendo nuove prospettive nel settore agricolo, con la possibilità di introdurre nei genomi delle piante meccanismi che le rendano in grado di autofertilizzarsi, riducendo così la dipendenza dai fertilizzanti sintetici.

Affrontare la sfida dell’azoto

L’azoto è essenziale per lo sviluppo delle piante, ma spesso non è disponibile nelle forme necessarie per il loro nutrimento. Questa ricerca diventa cruciale considerando la crescente domanda di cibo di fronte alla prevista crescita della popolazione mondiale.

Il processo Haber-Bosch, sviluppato nel secolo scorso, ha rivoluzionato l’agricoltura, permettendo di soddisfare la richiesta di azoto attraverso l’utilizzo di fertilizzanti sintetici derivati dagli idrocarburi. Tuttavia, questa soluzione ha comportato problemi ambientali:

  • l’emissione di gas serra;
  • l’inquinamento delle acque;
  • agricoltori dipendenti da fonti non sostenibili di azoto.

Una soluzione sostenibile per le piante

Per affrontare queste sfide, gli scienziati stanno esplorando la possibilità di estrarre i meccanismi utilizzati dai batteri diazotrofi per fissare l’azoto e inserirli nel genoma delle piante. Questo consentirebbe alle piante di autofertilizzarsi, riducendo la dipendenza dai fertilizzanti sintetici e l’impatto ambientale dell’agricoltura.

Sebbene i primi esperimenti in questo campo siano stati condotti più di cinquanta anni fa, solo recentemente gli strumenti biotecnologici hanno reso possibile il passaggio dai batteri alle piante. Attualmente, diversi ricercatori stanno lavorando su questa sfida, con l’obiettivo di impiantare la nitrogenasi, l’enzima chiave per la fissazione dell’azoto, nel genoma delle piante alimentari.

Alternativa ai fertilizzanti sintetici

Tuttavia, questo processo richiede tempo e risorse significative, e potrebbero passare molti anni prima che le piante capaci di autofertilizzarsi diventino una realtà su larga scala. Nel frattempo, alcune aziende stanno sviluppando batteri diazotrofi ingegnerizzati per migliorare l’efficienza della fissazione dell’azoto nel terreno agricolo, offrendo un’alternativa parziale ai fertilizzanti sintetici.

Nonostante i progressi significativi compiuti in questo campo, ci sono ancora sfide da affrontare, come la regolamentazione degli organismi geneticamente modificati (OGM) in diverse parti del mondo e la necessità di garantire che le soluzioni proposte siano sicure per l’ambiente e la salute umana.

Tuttavia, la ricerca in corso offre speranza per un futuro dell’agricoltura più sostenibile e resiliente.

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