Saype, l’artista della terra

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Saype, un giovane pittore franco svizzero che potremmo definire artista della terra. Nato a Belfort, è famoso per le opere dipinte su un’insolita tela. Prati, colline, montagne e campi sono la base, dove dà sfogo alla sua ispirazione.

Ha cominciato a lavorare come artista di strada da autodidatta, oggi è uno tra i personaggi più famosi e influenti dell’arte e della cultura.

Noi di salva il pianeta non potevamo non parlare di Guillaume Legros, nome di nascita di Saype. Questo artista usa la sua “grandiosa” arte per mandare un messaggio a tutto il mondo, riavvicinarsi alla natura.

Un nuovo livello di street art, dove l’arte si unisce pacificamente alla natura, con i messaggi e con gli strumenti. In piena coerenza con la scelta del nome d’arte, che unisce le parole Say  e peace. Un’arte pacifica che connette l’uomo alla terra.

Le parole di Saype in un’intervista: “La mia arte è un atto sociale, un messaggio di ottimismo!”

Le opere dell’artista Saype

La prima opera gigante, realizzata da questo artista ha avuto come sfondo la terra di Col des Aravis in Francia. L’opera realizzata nel 2015 porta il nome che richiama al sentimento più antico del mondo: l’amour. Rappresenta l’immagine del volto di una donna ed è il primo invito di Saype, attraverso l’arte a far rispettare l’ambiente.

A questa, l’anno successivo è seguita un’opera straordinaria di 10.000 metri quadrati. L’opera “che cos’è un grande uomo?” rappresenta un pastore, steso sull’erba a riposare con la sua pipa in bocca. La pace e la serenità che si possiamo trarre, dal restare fermi e spensierati a contatto con la natura.

Dalle sue opere pacifiste e in piena armonia con la natura, Saype ha lanciato il progetto “Beyond walls”. L’idea è quella di replicare nelle capitali più grandi del mondo, una delle sue opere: le mani di due persone che si intrecciano. La percezione in quest’opera è che ognuno stia aiutando l’altro.

La sua ultima grandiosa opera comprende circa 3.000 metri quadrati, si trova in Svizzera e in riposta alla pandemia mondiale, raffigura una bambina che guarda verso l’orizzonte. Il nome dell’opera è infatti “oltre la crisi” proprio, come lo sguardo della bambina che sembra perdersi oltre, in una posa serena e ottimistica, di quello che può essere il futuro.

Ingredienti che non fanno male  alla terra

Proprio come facevano i grandi artisti di un tempo, per realizzare le sue opere, Saype si prepara da solo i composti che utilizza come vernice.

Si tratta sempre di ingredienti biodegradabili al 100%, che non danneggiano in alcun modo la natura e non c’è nessuna emissione di CO2.

Come vi abbiamo raccontato nell’articolo: isolante termico ecologico in arrivo, in alcuni ambiti  non siamo ancora pronti e si stanno studiando solo ora, soluzioni ecologiche per non danneggiare il pianeta. L’arte invece rientra tra quelle che purtroppo queste soluzioni le ha dimenticate.

Acqua, farina, olio di lino, gesso, carbone e molti altri pigmenti naturali sono il ritorno all’arte antica. Esattamente come in uso nel periodo bizantino ma anche nel rinascimento con la tempera a uovo, in cui si mescolavano olii, latte, radici e molti altri ingredienti.

Insomma, un ritorno anche per Saype alle origini, un riavvicinamento alla terra, che ci ricorda quanto essa sia in grado di offrirci, tutto ciò di cui abbiamo bisogno!

Stiamo dimenticando l’essenziale!

Guillaume Legros, Saype

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Published On: 2 Maggio 2020Categories: Ambiente, Costume&Società, EcologiaViews: 85
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