Mauritius: paradiso perduto?

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Disastro ambientale alle isole Mauritius

Era il 25 Luglio quando il cargo giapponese Mv Wakashio si è incagliato su una barriera corallina alle isole Mauritius.

L’arenamento è avvenuto nei pressi di Pointe d’Esny, una zona umida tutelata dalla Convenzione internazionale di Ramsar, vicino al parco marino di Blu Bay.

Del suo carico di 4000 tonnellate di petrolio, secondo i media locali circa 1000 tonnellate si sono riversate nelle acque cristalline di questo paradiso marino.

Il governo del paese, che si trova nell’Oceano Indiano ad est del Madagascar, ha dichiarato lo stato di emergenza.

Per contenere lo sversamento è subito partita la corsa contro il tempo dei tecnici all’opera nella zona, per svuotare i serbatoi della nave e tentare di eliminare quanto più petrolio possibile dalle acque delle isole Mauritius.

Marea nera visibile dai satelliti

L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha diffuso sul suo sito le immagini riprese dallo spazio dal satellite Sentinel-2 del programma di osservazione Copernicus, in questi scatti si vede la marea nera di petrolio che circonda come uno stretto laccio le isole Mauritius.

Ad aggravare la situazione, come previsto dai tecnici, il 15 agosto la petroliera si è spezzata in due tronconi.

Grazie al lavoro svolto celermente, circa 3000 tonnellate di greggio erano state pompate dai serbatoi, però questo evento ha causa ulteriori sversamenti di petrolio nelle acque cristalline delle isole.

Gli abitanti donano i capelli

Per cercare di arginare il disastro che questa marea di petrolio sta provocando alle coste delle isole Mauritius, i suoi abitanti stanno donando i propri capelli per creare delle barriere assorbenti.

I capelli umani infatti riescono ad assorbire sostanze oleose fino a 3-6 volte il loro peso, per questo ci sono volontari che stanno facendo il giro dei parrucchieri dell’isola per raccogliere i capelli dei loro clienti e portarli in centro di raccolta dove altri volontari realizzeranno i galleggianti.

Questi galleggianti super assorbenti, realizzati con i capelli della popolazione locale, contribuiranno alle operazioni di pulizia dell’acqua trattenendo il petrolio al loro interno.

Un bell’esempio di come la collaborazione dei volontari sia determinante in queste situazioni per aiutare a contenere i disastri dell’essere umano nei confronti di questi preziosi habitat marini.

 

 

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Published On: 18 Agosto 2020Categories: Ambiente, EcologiaViews: 30