La perdita di biodiversità accelera il rischio di malattie infettive

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Uno studio pubblicato su Nature ha esaminato oltre 1000 pubblicazioni scientifiche per determinare quale sia il fattore di distruzione degli ecosistemi che maggiormente aumenta la probabilità di diffusione di malattie infettive tra esseri umani, animali e piante. I risultati indicano che la perdita di specie ha un impatto significativamente più elevato rispetto ad altri fattori. Solo la perdita di habitat, causata dall’urbanizzazione, riduce questo rischio.

Una meta-analisi sulla relazione tra malattie infettive e fattori antropici di distruzione degli ecosistemi

La perdita di biodiversità è il principale fattore che aumenta il rischio di diffusione di malattie infettive. La scomparsa delle specie incrementa la probabilità di contrarre queste patologie per esseri umani, animali e piante, più di quanto facciano il cambiamento climatico, l’inquinamento chimico, la perdita di habitat e l’introduzione di specie aliene. Questa informazione è cruciale per migliorare le strategie di prevenzione e contrasto.

I risultati dello studio

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Notre Dame ha condotto un’analisi sistematica di oltre 1000 studi, con dati provenienti da tutti i continenti, esclusa l’Antartide. L’analisi ha esaminato più di 1500 combinazioni di interazioni tra parassiti e organismi ospiti. Tra i cinque principali fattori di cambiamento, la perdita di biodiversità si è rivelata essere quella che più incrementa il rischio di focolai ed epidemie.

La diminuzione della diversità biologica, principalmente dovuta alla perdita di specie animali e vegetali, aumenta il rischio di diffusione di malattie infettive del:

  • 393% in più rispetto all’inquinamento chimico,
  • 111% in più rispetto al cambiamento climatico.
  • 65% in più rispetto all’introduzione di specie aliene.

Urbanizzazione e rischio di malattie infettive

Al contrario, l’urbanizzazione è associata a una diminuzione del rischio di malattie infettive. Questo avviene perché la concentrazione di esseri umani in aree urbane li allontana dalla fauna selvatica e perché lo sviluppo urbano migliora l’accesso ad acqua pulita, servizi igienico-sanitari e igiene, riducendo l’habitat per molti parassiti e i loro ospiti non umani.

Considerazioni socio-economiche

Lo studio avverte di evitare soluzioni semplicistiche per un fenomeno complesso. La maggior parte degli organismi è soggetta a più fattori di stress contemporaneamente, quindi affrontare solo la perdita di biodiversità per mitigare il rischio di malattie infettive non sarebbe efficace. Inoltre, l’interazione tra esseri umani e animali selvatici è spesso motivata dalla povertà, un fattore che deve essere considerato nella formulazione delle politiche.

Per affrontare efficacemente il crescente rischio di diffusione delle malattie infettive dovuto alla perdita di biodiversità, è imperativo adottare un approccio olistico e collaborativo. Le sfide poste dalla perdita di specie e habitat richiedono soluzioni interdisciplinari che coinvolgano governi, istituzioni scientifiche, comunità locali e attori della società civile. È fondamentale investire nella conservazione e ripristino degli ecosistemi, promuovere pratiche agricole sostenibili, ridurre l’inquinamento e mitigare gli effetti del cambiamento climatico.

Solo con un impegno condiviso e una visione a lungo termine possiamo sperare di proteggere la salute delle nostre comunità e dell’ambiente che ci circonda.

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