I “Cervi Zombie” preoccupano gli scienziati

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Una misteriosa minaccia si sta diffondendo tra i cervidi del Nord America, e ora sta guadagnando terreno anche in Europa: i “cervi zombie”. Questi animali mostrano sintomi allarmanti come sguardo vitreo, progressivo dimagrimento, bava alla bocca, cambiamenti comportamentali e difficoltà motorie. La causa dietro questi segni preoccupanti è la malattia da deperimento cronico, un’encefalopatia spongiforme causata da prioni, proteine anormali che inducono la degenerazione del sistema nervoso centrale.

La malattia da deperimento cronico

La malattia da deperimento cronico è simile ad altre encefalopatie spongiformi ben note, come la BSE (mucca pazza) e la malattia di Creutzfeldt-Jakob umana. È contagiosa e spesso fatale per i cervidi, e si pensa possa trasmettersi attraverso saliva, sangue, urina e feci, con una resistenza eccezionale nell’ambiente circostante. Non esiste vaccino o cura, e dopo un lungo periodo di incubazione, gli animali colpiti muoiono nel giro di poche settimane.

L’origine esatta della malattia non è chiara, ma si pensa possa essere sviluppata casualmente o attraverso uno “spillover” dalla Scrapie, una malattia simile che colpisce gli ovini. Sebbene inizialmente confinata al Nord America, casi sono stati segnalati anche in Europa, aumentando le preoccupazioni tra gli scienziati.

I rischi

La diffusione della malattia è estremamente complessa da contenere, principalmente a causa della resistenza dei prioni nell’ambiente e delle sfide nel rilevare precocemente gli animali malati, specialmente quelli selvatici. Questa difficoltà rende praticamente impossibile eradicare la malattia in una popolazione di cervidi. La sua letalità e gli sforzi per contenerla, spesso tramite l’abbattimento degli animali infetti, possono avere gravi conseguenze sugli ecosistemi, considerando il ruolo cruciale dei cervidi nell’equilibrio ambientale, agendo come fonte di cibo per altre specie e influenzando l’ambiente attraverso i loro spostamenti e il pascolo.

Oltre ai rischi ecologici, la malattia presenta minacce significative per le economie locali e solleva preoccupazioni sulla salute di altre specie, compreso l’uomo. Esperimenti hanno dimostrato la capacità dei prioni responsabili della malattia di infettare altri animali da laboratorio e coltivazioni cellulari umane. Anche se al momento non sono stati segnalati casi di encefalopatia umana correlati alla malattia da deperimento cronico, l’esposizione diretta e indiretta alla malattia è già una realtà. Come sottolineato da Michael Osterholm , uno dei principali esperti in questo campo, una potenziale trasmissione ad altre specie, compresa quella umana, ci troverebbe impreparati.

Gli studi in corso

Gli scienziati stanno attivamente cercando di comprendere la malattia e sviluppare metodi diagnostici più precoci. Alcuni ricercatori, come il dottor Fabio Moda dell’Istituto Besta, stanno studiando i prioni associati alla malattia e la loro possibile trasmissione ad altre specie, compresi gli esseri umani. Nonostante non vi siano prove di trasmissione della malattia da cervidi a umani, esistono preoccupazioni riguardo alla sicurezza alimentare.

Le ricerche in corso mirano anche a identificare biomarcatori periferici che consentano di individuare gli animali malati prima che manifestino sintomi evidenti, al fine di prevenire la diffusione della malattia e garantire la sicurezza alimentare. Sebbene la situazione sia in continuo monitoraggio, gli sforzi scientifici sono in corso per affrontare questa minaccia emergente.

Preservare le specie animali e l’equilibrio degli ecosistemi è fondamentale per garantire un futuro sostenibile per il pianeta e per le generazioni future. La diffusione della malattia da deperimento cronico tra i cervidi evidenzia l’interconnessione tra la salute degli animali selvatici, la stabilità degli ecosistemi e il benessere umano. Investire nella ricerca, nello sviluppo di misure preventive e nel controllo delle malattie è essenziale per proteggere la biodiversità e promuovere la salute pubblica.

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