Chernobyl: da un disastro nucleare a un successo ambientale?

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Quando pensiamo a Chernobyl pensiamo subito al disastro nucleare avvenuto nel 1986. Sicuramente non lo classificheremo mai come un successo ambientale.

Chernobyl sicuramente è il peggior incidente nucleare mai verificatosi prima. L’incidente avvenne durante un test di sicurezza presso la centrale nucleare di Chernobyl in quella che allora era L’Ucraina sovietica. Il cielo si riempi di contaminazione, con pioggia radioattiva che cadeva in tutta l’Europa.

Nell’immediato sono morte 100 persone, l’ONU e l’OMS però riferiscono che nel 2005 che i morti legati a questi episodio sono stati almeno 4.000 morti. Altri gruppi sostengono invece che il bilancio in tutta l’Europa è stato di almeno 16.000 persone morte.

In seguito per contenere i danni è stata istituita una zona di esclusione, con confini stabiliti intorno a un’area di 30 km di raggio. Una delle aree più contaminate e radioattive al mondo. Zone della Bielorussia sono state chiuse agli esseri umani, essendo molto radioattiva.

Subito dopo questa catastrofe sono morti oltre 400 ettari di pini, insieme alla flora e fauna circostante. Tutte le fonti d’acqua limitrofe sono state altamente contaminate.

Dopo quasi 35 anni da questa strage, questa area sembra aver subito una trasformazione incredibile. Scopriamo insieme cosa sia cambiato

 

Il cambiamento dopo il disastro nucleare

Nonostante l’esteso e immediato danno all’ecosistema di questa area di esclusione, negli ultimi tre decenni la biodiversità è aumentata rapidamente. Specie rare come la lince e il bistone europeo sono tornate a rinascere.

Nella parte bielorussa di questa area, i ricercatori hanno scoperto che le popolazioni di cinghiali, alci e caprioli sono aumentate nell’ultimo decennio. Gli stessi lupi sono incrementati di sette volte, molto probabilmente perché non si può cacciare in questa area.

Come ha riferito il ricercatore Nick Beresford del Centro britannico per Ecologia e idrologia “le nostre telecamere hanno fotografato la lince eurasiatica, l’orso bruno, le cicogne nere e il bisonte europeo. Ricercatori ucraini e bielorussi hanno registrato centinaia di specie vegetali e animali nella zona, tra cui più di 60 specie rare”.

Non sappiamo ancora quanto questi animali siano sani, certo è che in molti scienziati sono preoccupati che tali specie continuino a soffrire negativamente dell’esposizione alle radiazioni.

Per il momento risulta ancora impossibile raccogliere dati sufficienti per monitorare il tutto.

I ricercatori però che hanno esaminato gli effetti del disastro di Chernobyl sulle piante hanno constato che il grano, la segale, l’avena e l’orzo coltivati ​​vicino all’area sono ancora contaminati. La metà dei campioni esaminati contenevano livelli illegali di isotopi radioattivi.

Ad ogni modo il boom demografico dei mammiferi in questa area di esclusione è visto come un buon segno. Nonostante la contaminazione di massa, Beresford, insieme ad altri ricercatori, ritiene che “l’effetto complessivo sia stato positivo” per la fauna selvatica di quest’area.

 

Successo ambientale accidentale?

Oggi questa area è diventata accidentalmente una delle più grandi riserve naturali d’Europa, a testimonianza dell’impatto dannoso dell’uomo sulla fauna selvatica.

Quello che non è certo è se mai potrà essere ripopolata dall’uomo.

Il successo a lungo termine del recupero ecologico della regione non sarà compreso appieno per molti anni, ma si possono comunque trarre degli insegnamenti.

Dopo la pandemia, potrebbe anche essere possibile vedere da vicino questo progetto di riadattamento ambientale accidentale.

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Published On: 9 Luglio 2021Categories: Ambiente, ClimaViews: 72
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